Bollicine: Viaggio tra Metodo Classico e Martinotti alla scoperta dei segreti degli spumanti

Bollicine: Viaggio tra Metodo Classico e Martinotti alla scoperta dei segreti degli spumanti

Quando si parla di bollicine, si apre un mondo affascinante fatto di tradizione, tecnica e storia. La produzione degli spumanti, infatti, è un’arte che richiede attenzione, precisione e una profonda conoscenza del territorio e delle uve utilizzate.

Ma come nascono queste amate bollicine? In Italia, i due metodi principali per produrre spumanti sono il Metodo Classico e il Metodo Martinotti (conosciuto anche come Metodo Charmat).

Il Metodo Classico ha origini antiche, risalenti al XVII secolo, quando il celebre monaco benedettino Dom Pérignon nella regione francese della Champagne perfezionò questo sistema, che consiste nell’effettuare la seconda fermentazione direttamente in bottiglia. Dopo la fermentazione alcolica iniziale del vino base, si aggiungono zuccheri e lieviti (la cosiddetta “liqueur de tirage”): è proprio grazie a questa miscela che avviene la seconda fermentazione, generando le bollicine. Successivamente, il vino riposa sui lieviti per mesi o anni (periodo definito “affinamento sui lieviti”), acquisendo complessità aromatica e struttura.

Durante l’affinamento, le bottiglie vengono sistemate su speciali cavalletti inclinati chiamati “pupitre”. Qui avviene il “remuage”, un processo manuale o meccanico che consiste nel ruotare progressivamente le bottiglie per portare lentamente le fecce (residui dei lieviti esausti) verso il collo della bottiglia. Dopo questa fase, si procede alla “sboccatura” (o “dégorgement”), operazione che permette l’espulsione dei residui accumulati. Infine, viene aggiunta la “liqueur d’expédition”, una miscela di vino invecchiato, acquavite e zucchero di canna che determina il dosaggio finale e il tipo di vino spumante che si ottiene: dal più dolce “Doux”, passando per “Demi-sec”, “Dry”, “Extra Dry”, “Brut”, “Extra Brut”, fino al “Pas Dosé” (o “Dosaggio Zero”), completamente privo di zuccheri aggiunti. Questo metodo produce vini ricchi, eleganti e longevi.

In Italia, i territori d’elezione per il Metodo Classico sono principalmente la Franciacorta (Lombardia), il Trento DOC (Trentino Alto Adige), l’Oltrepò Pavese Metodo Classico (Lombardia) e l’Alta Langa (Piemonte). Ciascuna di queste zone esprime caratteristiche uniche, derivanti da terroir, clima e tecniche produttive, regalando vini straordinari e dal carattere distintivo.

Il Metodo Martinotti (o Charmat), invece, è nato alla fine dell’Ottocento grazie all’italiano Federico Martinotti, successivamente perfezionato dal francese Eugène Charmat. Questo sistema prevede che la seconda fermentazione non avvenga in bottiglia, ma in grandi recipienti in acciaio (autoclavi). È un metodo più rapido che permette di ottenere vini freschi, profumati e fruttati, ideali per il consumo immediato e molto apprezzati per la loro vivacità.

La zona italiana per eccellenza associata al Metodo Martinotti è il Veneto, in particolare con il Prosecco DOC e DOCG (Conegliano Valdobbiadene e Asolo). Qui, l’uva Glera trova le condizioni ottimali per esprimere freschezza, leggerezza e piacevoli note floreali e fruttate.

A prescindere dal metodo utilizzato, fondamentale è la scelta delle uve e il loro assemblaggio. Si distinguono così due principali tipologie di spumante: le “cuvée” e i “millesimati”. Le cuvée sono ottenute dalla sapiente miscelazione di vini provenienti da annate diverse, con lo scopo di mantenere costante nel tempo lo stile e le caratteristiche organolettiche della cantina. I millesimati, invece, sono prodotti esclusivamente con uve di una singola annata, generalmente in annate particolarmente favorevoli. Questi vini riportano sempre l’anno di vendemmia sull’etichetta e tendono ad avere caratteristiche specifiche e uniche, capaci di raccontare in maniera precisa e puntuale le peculiarità dell’annata in cui sono stati prodotti.

Un’ultima curiosità: perché non possiamo chiamare gli spumanti italiani “Champagne”? Semplice: lo Champagne è una denominazione riservata esclusivamente ai vini prodotti con il Metodo Classico nella regione francese della Champagne. Si tratta di un marchio protetto, che identifica uno specifico territorio e un rigido disciplinare di produzione. Questo non è affatto una limitazione per l’Italia, che con i suoi spumanti di qualità ha saputo affermare un’identità enologica unica e apprezzata in tutto il mondo.

Che si preferisca l’eleganza del Metodo Classico o la freschezza vivace del Metodo Martinotti, l’Italia offre infinite occasioni per scoprire, brindisi dopo brindisi, la straordinaria varietà e qualità delle sue bollicine.

Foto di Deleece Cook su Unsplash

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